Progettare oggi significa anticipare le esigenze del domani
Il progetto nasce dall’osservazione
Durante gli anni della ricostruzione post terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna nel 2012 ho visto mettere in sicurezza e recuperare molti edifici, ho visto demolire e portare via tonnellate di rifiuti inerti, ho visto poi ricostruire edifici in muratura e in legno.
Ho visto arrivare tonnellate di ferro, cemento e mattoni, ho visto realizzare cappotti termici con pannelli in EPS, dividere gli ambienti e costruire pareti interne in cartongesso, ho visto realizzare impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento e poi affogarli nel cemento.
Osservando questi processi ho visto come oggigiorno si costruisce un edificio e mi sono chiesto se in futuro sarà possibile modificarlo, riadattarlo, trasformarlo, disassemblarlo e recuperare i componenti e i materiali.
Da queste osservazioni sono nate alcune domande:
È possibile progettare edifici capaci di evolvere, adattarsi e trasformarsi nel tempo?
Cosa potrà essere recuperato e cosa dovrà essere smaltito?
Quanto costerà smaltire quello che oggigiorno stiamo costruendo?
Quei lotti di terreno edificabile aumenteranno o perderanno di valore?
Queste domande guidano la ricerca
L’edilizia contemporanea ha raggiunto livelli molto elevati di qualità, sicurezza, comfort ed efficienza energetica.
Rimangono però alcuni aspetti che, a mio avviso, meritano una riflessione.
Come semplificare la manutenzione e gli interventi sugli edifici nel corso della loro vita?
Come progettare edifici che possano essere modificati senza demolizioni?
Come rendere gli spazi riadattabili alle esigenze future?
Come progettare componenti che possano essere smontati, sostituiti, riutilizzati o recuperati?
Come industrializzare i processi costruttivi attraverso prefabbricazione, standardizzazione e produzione Off-Site, riducendo le lavorazioni in cantiere?
Come rendere misurabile l’intero ciclo di vita di un edificio, considerando materiali, processi produttivi, costi, manutenzione, qualità degli spazi e impatto ambientale?
Queste domande sono diventate il punto di partenza della mia ricerca.
Dalle domande nasce l’esigenza di un sistema
Cercando possibili risposte a queste domande, la ricerca si è concentrata progressivamente su un diverso modo di pensare, progettare, movimentare e costruire.
Un approccio nel quale i diversi elementi dell’edificio possano lavorare insieme, ma anche essere modificati, sostituiti, smontati e riutilizzati nel tempo.
Il primo passo concreto di questo percorso sono i MO.DE (MOduli DEcorativi), elementi modulari in legno nati per rispondere a un’esigenza reale e sperimentare un diverso principio costruttivo.
L’esperienza maturata con i MO.DE ha mostrato come modularità, smontaggio, riconfigurazione e integrazione di diversi elementi possano portare a una evoluzione del modo di progettare e gestire gli spazi.
Estendendo progressivamente questi principi all’intero edificio prende forma SMADIR – Sistema Modulare Ampliabile, Disassemblabile, Industrializzabile, Reversibile e Riciclabile.
Dalla ricerca alla sperimentazione
Un sistema costruttivo non può essere sviluppato soltanto attraverso idee, ipotesi e disegni, ha bisogno di essere sperimentato, verificato e messo alla prova attraverso prototipi e applicazioni concrete.
Da questa esigenza nasce GLOBO, un’applicazione in scala ridotta del sistema progettato per sperimentare soluzioni costruttive, verificare alcuni principi e raccogliere esperienza sul campo.
GLOBO non rappresenta un progetto separato, ma una fase concreta del percorso di ricerca e sperimentazione.
La sperimentazione sul campo permetterà di verificare ciò che funziona, individuare ciò che può essere migliorato e raccogliere nuove informazioni per lo sviluppo del sistema.
La ricerca continua attraverso il confronto e l’applicazione di nuove soluzioni.
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